Amore o non-amore?

È capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di guardarsi indietro e dire “E se…?”.

Queste due parole, anche se così semplici, se messe insieme hanno il potere di tormentarti, e di farti vivere nel rimorso di quello che sarebbe potuto accedere. Pensandoci, facciamo proprio questo: viviamo facendo lunghi discorsi sul tempo, alla ricerca di quell’errore che ci è sfuggito. Siamo troppo impegnati nella ricerca della perfezione che non riusciamo a godere della bellezza delle cose che possediamo, anzi, ne capiamo il valore solo una volta perse.

“Giulio”, il nuovo singolo de La Preghiera di Jonah, riesce a spiegare senza mezzi termini la perdita. Il testo di questa canzone mi ha lasciata in un limbo di emozioni, dove la mia coscienza è stata lacerata tra il bivio dell’indecisione e l’orgoglio, ma la cosa che mi ha lasciata ancora più disarmata, è l’assenza di pretesa nel rendere comprensibile a tutti la sofferenza provata.

È la storia di due generazioni diverse a confronto, Giulio e suo padre, rappresentati da due carattere simili, forti. Solo il tempo però farà capire a Giulio, il protagonista di questa storia, quanto sia stato inutile essere orgogliosi, di rifugiarsi nel “non-amore”, e quanto invece sarebbe stato bello viversi suo padre, senza guardarsi indietro.

“È la paura che mi blocca, mi rende sterile ed asettico, come il pavimento in bagno”, quali parole migliori per descrivere esattamente il dolore che deriva dalla perdita.

Oltre ad avere un testo importante, non possiamo non considerare la musicalità. Avete presente quelle canzoni che vi entrano in testa? Ecco, è da qualche giorno che continuo a canticchiare “Giulio vieni qua!”. Ovviamente, dopo il grande successo di “Case popolari”, non potevo non aspettarmi questo risultato.

C’è da dire che la loro musica necessita di un secondo ascolto, più attento, perché senti il bisogno di capirla meglio, di leggere tra le righe di un sound travolgente e audace mixato con un testo che sputa la verità: ed è lì che ti senti colpire dritto allo stomaco, tanto da chiederti perché ancora La Preghiera di Jonah non è stata aggiunta alla playlist personale.

Ho cercato di capire come descrivere La Preghiera di Jonah nel modo in cui meritano, ma poi ho letto la descrizione nel loro profilo di Spotify, e ho capito che non esiste modo migliore di questo: “La Preghiera di Jonah è un urlo disperato senza eco in un deserto senza fine. È la richiesta di essere salvati dalla mondanità snervante, dall’apparire e dai luoghi comuni. Parliamo troppo o troppo poco, non diciamo quello che pensiamo e non pensiamo quello che diciamo. Siamo cattivi, siamo bravi, siamo tutto quello che gli altri hanno paura di essere”.

Chi sono?

La Preghiera di Jonah è la richiesta di fede nel progetto di Jonah, Joe e Nellik. Dopo essersi presentati ai fedeli con “Come l’ultima volta” e aver acceso il secondo cero in piena quarantena con “Respiro (feat. Edda)”, i tre sacerdoti campani sono tornati ad elevare le anime sopra l’inferno del quotidiano con “Case Popolari” per raccontare le sorti di un paese alla deriva, la voglia di partire ma anche la voglia di ritornare. Una storia d’amore complicata, d’altri tempi, come quella di “GIULIO”, il nuovo farmaco contro il dolore dell’anima offerto da La Preghiera di Jonah: su Spotify e negli altri nuovi templi della musica dal 29.1.2021.

di Michela Sgarlata

Nessun commento

Lascia un commento

Your email address will not be published.