CAPITANI CORAGGIOSI

Roma, 20 Agosto 2019, ore 21:12. Il “Governo del Cambiamento” ha esalato l’ultimo rutto. La giornata si è conclusa con la salita al Colle del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e la presentazione delle dimissioni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  Già, proprio quel Giuseppe Conte che come Presidente del Consiglio fino all’altro ieri era considerato nel migliore dei casi inesistente se non il burattino di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma che nel suo discorso conclusivo al Senato ha dimostrato (abbastanza tardivamente) di non essere così innocuo. Dal riconoscergli una buona capacità di educato rimprovero a considerarlo uno statista però ce ne passa. Ci vuole una memoria troppo corta infatti per dimenticare che con quello stesso Ministro dell’Interno che ieri ha accusato, giustamente, di “scorrettezza istituzionale” ed “ignoranza costituzionale”, ci ha governato per quattordici mesi senza mai aprire bocca. Di quella politica del consenso conquistato faziosamente a mezzo social lui ne è stato il Presidente del Consiglio, i due decreti “Sicurezza” che di quella propaganda politica ne sono figli sono stati approvati a colpi di fiducia dal suo Governo.  Certamente non sorprende che a portare avanti questa opera di santificazione di Giuseppe Conte siano i rappresentanti del Movimento 5 Stelle con Luigi Di Maio.I grillini, infatti, usciti con le ossa spezzate da questa esperienza di Governo, non sanno più a che santo votarsi. Alle prese con la leadership oramai in evidente scadenza del Ministro Di Maio e terrorizzati dalle urne, hanno dovuto rispolverare il buon Beppe Grillo che in nome dell’avanzata dei barbari, che tra l’altro sarebbero i loro ex alleati di Governo, è pronto a rompere anche l’ultimo tabù del Movimento rimasto: l’alleanza con il Partito Democratico, ed in particolare con Matteo Renzi. Si, proprio lui, quello del “se vince il No al Referendum Costituzionale finisce la mia storia politica” o del “mai con i grillini”, a cui va riconosciuta in questa occasione grande scaltrezza politica. Giocando su questa sua incoerenza seriale ed aprendo ad un accordo con il disperato Movimento 5 Stelle è riuscito infatti a mettere in seria difficoltà Matteo Salvini. Non ci vuole certo un genio per capire che dietro lo spauracchio strumentale dell’aumento dell’IVA c’è solo l’interesse di Matteo Renzi a non andare alle elezioni per continuare a beneficiare della sua egemonia sull’attuale gruppo parlamentare del Partito Democratico e giocare così la sua battaglia interna contro il Segretario Nicola Zingaretti, politicamente mutilato.  

Infine, Matteo Salvini.

Quel Ministro della Propaganda che in poco più di un anno ha più che raddoppiato i suoi consensi, fatto ingoiare ai suoi alleati di Governo qualsiasi cosa, Decreti elettorali compresi. Quello che ha praticamente “governato” quasi da solo pur avendo ottenuto solo il 17% dei voti, che giocando pericolosamente sulla paura della gente e beneficiando di una opposizione inefficace ha creduto di essere onnipotente. Tanto onnipotente da decidere di far cadere bruscamente un Governo e pretendere di andare immediatamente alle elezioni per capitalizzare il consenso ottenuto a suon di falsità, senza considerare gli eventuali scogli che una così incauta scelta avrebbe potuto presentare. E di fatto quello scoglio lo ha preso in pieno, con risultati ancora del tutto incerti. Adesso la palla passa al Presidente Mattarella. Una cosa è certa. Per l’ennesima volta interessi personali e di Partito stanno venendo prima dell’interesse nazionale e del Popolo italiano, così tanto citato ed incitato in questi giorni. E chissà se questi “Capitani coraggiosi”, una volta ottenuti i loro scopi, abbandoneranno come sempre la nave Italia a sé stessa, come degli Schettini qualsiasi. A quel punto la presenza al Senato del Capitano Senatore Gregorio De Falco acquisterebbe un altro significato.

      Alberto Lucifora

Nessun commento

Lascia un commento

Your email address will not be published.