Guardare al dito e ignorare la Luna

“Come il posting aggressivo sta uccidendo il dibattito e l’informazione”

<<Ciao, sono [inserire pontificatore di centrosinistra tipo Tosa o Cecchi o Scanzi]. Oggi vi parlerò di questa cosa. Probabilmente si tratterà di qualche cazzata di Salvini. Già, perché forse non lo sapete, ma Salvini esiste.

Esiste e fa cose in questo paese, cose che sono oggettivamente cazzate. Forse esistono altri diecimila temi che andrebbero attenzionati in Italia. Ma io parlo solo di Salvini. E Meloni. Sarà perché contano solo loro. Il futuro dell’Italia dipende solo ed esclusivamente da loro due. (Le crisi strutturali del paese? Cosa?)

Ma ecco, c’è il colpo di scena del post. Qui c’è il punto in cui qualcuno avrà risposto e nullificato la cazzata. O emerge un fatto che ne mostra l’ipocrisia. È solitamente qualcosa di semplice ma sento l’esigenza di parlarne per cento righe. Di fare un wall of text di incredibile banalità. Di riaffermare qualche valore che ritengo di sinistra. Anche se non lo è. Ma meglio includere anche quel centro democristiano che tanto ci piace.

Ogni tanto faccio le marchette ai grossi capitalisti in questi post. O a figure controverse. Le rendo Buone™ ai vostri occhi presentandole come sante. E chi le critica è un piagnone. Già, piagnone, disfattista, ragione di una sinistra che non vuole cambiare e adattarsi ai tempi. Perché adattarsi ai tempi evidentemente è accettare il capitalismo come realtà inevitabile. Sperare nell’elemosina dei ricchi e nella clemenza dei potenti. Tanto se lo dico io tutto questo diventa “sinistra” automaticamente. E voi siete solo piccoli haters che non accettano il Buono™.

Ecco, il post si avvia alla conclusione. Qua si diventa prosaici, aulici, peroratori. Solitamente si divide il mondo in due, in un manicheismo stucchevole. La mia parte, e la vostra. La mia che non ha difetti ed è impeccabile e non sbaglia mai. La vostra che è quella dei rosiconi, stupidi ed analfabeti funzionali. Concludo proprio con una frase ad effetto, come dire che l’Italia cambierà solo quando i cittadini avranno più coscienza e amore per il prossimo. O come dire solo grazie al potente Buono™ di turno. O come dire che con questo papello di sciocchezze sollevo pagine con un numero indecente di like.>>

Quante volte vi è capitato di leggere un post simile a questo? Con la differenza che in quel caso l’autore del post era davvero non ironico nel volervi propinare qualcosa del genere. Quante volte vi siete imbattuti in questo triste matrimonio di qualunquismo e idee “di sinistra”? Le virgolette sono d’obbligo perché spesso questi autori portano avanti temi che più che essere di sinistra sono un vago sentire contro la destra o contro il fascismo, in maniera superficiale.

Non vi nascondo che questo pezzo nasceva da un post di sfottenza che ho condiviso tra amici e compagni, e che aveva più l’intenzione di essere un delirio di quarantena partorito in un quarto d’ora. Lo stesso tempo che credo impieghino certi autori a comporre tali perle del ragionamento, o almeno spero ci impieghino così poco…

Mi trovate ingiusto? Può darsi, forse lo sono. Sono aperto al dubbio e al dibattito sul tema senza manicheismi inutili. Gramsci li odiava gli indifferenti e ci voleva tutti partigiani, d’accordo, ma su questioni che riguardassero l’evolvere della storia per non fare parte del fatale peso morto di quest’ultima: cose importanti insomma. Non su queste sciocchezze.

Sciocchezza è parlare di politica? Sciocchezza è scagliarsi contro il fascismo? No e non lo sarà mai finché ci sarà bisogno di prendere parte a queste lotte. Sciocchezza è farlo così. In un modo così superficiale e automatico che svuota di significato le intenzioni nobili di cui si spaccia portatore. Il mio non è neanche un invito all’originalità a tutti i costi. Sempre Gramsci preferiva ribadire mille volte una verità importante e già nota che inventare continuamente vertiginosi paradossi. Le parole chiave sono l’importanza, l’indispensabilità, la crucialità del tema trattato.

Non è cruciale attaccarsi a ogni dubbia uscita che un demagogo come Salvini spara. Non è indispensabile controbattere a ogni appello della Meloni per chissà quale nuova assurdità quali le zucchine di mare o il poter dare paghette di mille euro e passa in contanti. Anzi, chi scrive pensa che tutto questo abbia invece l’effetto inverso di dare attenzione continua e pubblicità gratuita a certi soggetti e farci percepire come enormi pericoli cose che davvero non lo sono, sottraendo l’attenzione del pubblico da temi più importanti. E quei due lo hanno ben capito e cavalcano l’onda della visibilità che guadagnano da queste cavolate.

Inoltre, la mancanza di spirito critico porta questi arringatori a rivalutare soggetti che poco hanno a che fare con la sinistra, come Chiara Ferragni o Fedez che vengono elevati a nostri paladini solo per qualche piccolo gesto di volontariato e beneficienza, oppure con soggetti del PD come Bonaccini che su certe iniziative non hanno nulla da invidiare alla tanto odiata Lega. Ad esempio Bonaccini sostenne e sostiene il modello Minniti sul blocco degli sbarchi, modello che per cinismo fa impallidire i timidi blocchi portati avanti dalla Lega e i due decreti sicurezza; sempre lui ha recentemente sostenuto l’idea che chi ha preso il reddito di cittadinanza potesse andare a lavorare nei campi, iniziativa partorita nel veneto leghista (poi pure abbracciata dalla ministra Bellanova) che manca di capire che quel genere di sussidio esiste per ridare dignità a persone che erano cadute in un giro di miserevoli lavori in nero, e non per assoggettarli nuovamente come forza lavoro a comando (quando bisognerebbe premere invece sulla regolarizzazione degli irregolari sfruttati nei campi, ma questa è un’altra storia).

Ma non rimane spazio per parlare di questo ed altro perché si deve parlare degli occhiali di Salvini o di quanto sia umano un riccone qualsiasi solo perché elargisce grosse donazioni. Ed ecco un altro esempio di banalizzazione del discorso: a sinistra è storica la lotta contro il capitale e per chiunque ne abbia abbracciato i princìpi è naturale volersi interrogare sull’enorme quantità di beni che certi filantropi hanno accumulato, com’è naturale pensare che questa stessa filantropia possa essere meno disinteressata di quel che sembra: anche senza guadagno diretto offre infatti un ritorno d’immagine utile a coprire affari più loschi e nelle leggi di molti paesi c’è pure la possibilità di ottenere enormi sgravi fiscali sulle donazioni… sempre che le si faccia e non ci si rimangi la promessa, come per il caso di tanti “filantropi” francesi che all’alba dell’incendio a Notre Dame si erano stracciati le vesti e avevano fatto grosse promesse di donazioni mai più mantenute.

Questo genere di indagine in certi casi non ha neppure carattere negativo, nel senso che si rimanda un eventuale giudizio a quando si abbiano prove solide per esprimersi in positivo o in negativo; però è quantomeno sacrosanto essere scettici e voler capire provenienza e ratio di certe donazioni quando si vede un mondo continuamente in ginocchio, lo stesso mondo che potrebbe affrontare molto meglio le crisi se la ricchezza fosse distribuita in maniera più equa e razionale. E per chi accetta la teoria di Marx molte di quelle crisi sono pure il prodotto di questo sistema ingiusto.

Eppure tutto questo da certi predicatori viene tacciato come rosiconeria, come disfattismo e mancanza di voglia di cambiare le cose. Il risultato è una banalizzazione dell’analisi della realtà che non permette di distinguere i veri aspetti positivi da quelli negativi, i veri amici dai veri nemici dalle figure quantomeno controverse. Tutto viene appiattito in modo arbitrario e o ti pieghi ad accettarlo e sei “uno di noi” o non lo fai e sei “uno di loro”.

Il che vanifica la buona intenzione dell’invito alla riflessione e la riflessione stessa, sempre se questa intenzione ci sia mai stata. L’automatismo e il ritmo martellante con cui vengono fatti questi post richiama più il tentativo di cavalcare gli algoritmi dei social e di ottenere attenzione continua. Ci si trova di fronte ad un format collaudato, non un tentativo onesto di toccare e capire temi d’attualità ma un modo sicuro per sfornare tanti post al giorno e garantirsi lo stuolo di utenza, tentativo che svuota anche l’eventuale intenzione positiva di questi autori: per avere sempre qualcosa da dire a parità di tempo a disposizione si deve necessariamente penalizzare il contenuto del messaggio.

Il mio non vuole essere un attacco ad ognuna delle uscite fatte da questi giornalisti, perché a volte in certi post che ho letto hanno portato all’attenzione del pubblico storie meritevoli. Il mio attacco è rivolto al modus operandi con cui questi autori producono questi discutibili contenuti, e resto convinto che anche il più positivo dei messaggi venga rovinato se diluito, stracaricato di emotività e sepolto tra altri sette post che parlano a dismisura della cazzata sovranista del giorno.

La realtà è molto più complicata di così. Lo spessore di personalità che tutti noi possediamo ci porta ad essere quantomeno ambigui in una qualsiasi posizione, a poter avere opinioni complesse su temi complessi. A poter prendere il buono e condannare il brutto che può essere racchiuso nella stessa persona, nello stesso evento, in una fazione. Le risposte nette si danno solo alle domande nette: queste in politica emergono eccome, come può essere netta la separazione tra proletariato e borghesia quando ci si chiede se esistano le classi e quali siano. Ma la politica pone anche domande vaghe e obiettivi sfumati, con i quali serve un lento lavoro di comprensione.

Io diffido da chi mi rende questo lavoro troppo semplice, specie se a seguirlo ne guadagna in visibilità mentre ringhio come gli altri cani ammaestrati che gli vanno dietro.

di Emmanuel Sacco

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