LaComplice- intervista

Una musica fresca, vivace che porta dietro un grande significato, questo è La Complice e noi l’abbiamo intervistata per voi.

 La Complice è Ilenia Ciarrocchi, una giovanissima cantante classe 93 con tenacia da vendere e con un ritmo tutto da ballare, cosa ti ha portato ad avvicinarti alla musica e come è nato questo progetto che oltre te coinvolge anche altre persone come Gaetano Marinelli e Marco Mattei? Mi sono avvicinata alla musica a 15 anni, piena fase adolescenziale, quando ho iniziato a studiare canto. Per fortuna la mia maestra aveva buon gusto: quando la maggior parte degli insegnanti proponeva brani classici, a me veniva chiesto di studiare i brani di Bjork ed Erika Badu. Successivamente ho avuto diverse formazioni in cui facevamo musica edita, che mi hanno permesso di crescere sotto l’aspetto dei live. 
Alla fine, qualche anno fa, ho sentito il bisogno di mettermi in gioco con un progetto inedito. È nato tutto in maniera naturale, partendo dalla collaborazione con Gaetano Marinelli, che è un autore eccezionale, oltre che un grande amico. Passavamo pomeriggi a scrivere, a volte partendo da delle sue idee, altre lavorando a dei brani a quattro mani. Una volta ultimata la scrittura dei brani, li abbiamo proposti a Marco Mattei, che li ha vestiti con degli arrangiamenti particolarissimi, ricercando un sound che fosse adeguato al progetto. Anche quella è stata una fase importante, mi ha permesso di confrontarmi con un lavoro molto professionale a “le Dune Studio” di Faenza. Gaetano ( che ora sta lavorando al suo ultimo progetto Zebra Polare ) e Marco (batterista e Producer con collaborazioni importantissime – Anna Oxa, John de Leo ecc…) sono parti fondamentali di questo primo disco, e devo molto a loro.

Al momento hai già registrato 2 singoli: Maledetto Mare e la ragazza con la valigia, due tracce che si portano dietro due sentimenti diversi ma che chiaramente hanno in comune una visione ben precisa di fare musica, inoltre il ritmo quasi funky che scatena il movimento e gli influssi soul e indie rendono le tracce a loro modo uniche, come definiresti il tuo stile e come sei arrivata a questo sound I due brani pubblicati sono diametralmente opposti. La ragazza con la valigia ha un mood malinconico ed un arrangiamento più scuro rispetto a Maledetto Mare, che non poteva essere altrimenti: DANNATAMENTE POP. Mi fa piacere che nella tua domanda tu abbia elencato almeno tre stili diversi, perché effettivamente il progetto risente di tantissime influenze. Sicuramente l’indie per quanto riguarda l’approccio ai testi e alla canzone in generale, l’elettropop per la scelta del sound, mentre il soul lo si ritrova nella mia vocalità. Ognuna di queste parti risente della mano dei tre componenti che hanno lavorato a questo disco.

Come ogni cantante avrai avuto i tuoi modelli o meglio i tuoi eroi, a chi ispiri sul palco ? Come cantante adoro Janis Joplin e Amy Winehouse. Come cantautrice sono innamorata di Carmen Consoli, Motta, Antonio Dimartino. La prima per la grinta ed il coraggio dei testi, Motta per la forza ed originalità dei suoi brani e per la sua aggressività (in senso positivo), Dimartino per l’eleganza e capacità espressiva. 

Sappiamo che ad ottobre uscirà il tuo nuovo Album, che è anche il primo, puoi già svelarci qualche curiosità ? E qual è il tema che fa da filo conduttore nel disco ? Il titolo del disco è ‘A Copenaghen Offrono da Bere’, dove la tematica dominante che lega tutti i brani è l’evasione. L’abbiamo toccata sotto vari punti di vista: la fuga da un paese che non ha più nulla da offrire, la fuga dalla routine di una relazione, la voglia di evadere dalla realtà – magari con dell’alcool nelle vene. 
La scelta del titolo nasce dal ritornello di un brano, una frase dal retrogusto disilluso. All’interno troverete anche una traccia particolare, che gioca col titolo dell’album, ma non vi svelo niente!  

In una delle tue ultime esibizioni hai portato una versione particolare de “la ragazza con la valigia”, infatti hai eseguito un arrangiamento con un kaosspad, da dov’è nata quest’idea e qual è il tuo rapporto con la musica elettronica ? La scelta di riarrangiare il brano con un Kaosspad è stata molto coraggiosa, soprattutto perché molti non conoscono ancora la versione originale. In questo caso, però, ci sembrava importante trasmettere una sensazione simile a quella che il pubblico avrebbe avuto ascoltando il brano con la band al completo. In una situazione acustica sarebbe stato difficile avere questo riscontro, solo pianoforte e voce. Abbiamo, in un certo senso, sacrificato la struttura iniziale del brano a favore del trasporto emotivo che questa canzone suscita.
Di tutto questo è stato complice (era una parola che, davvero, non volevo usare) Riccardo Minnucci, abbastanza folle da aggiungere anche una tonnellata di cluster al pianoforte. 
Mi sono avvicinata da poco alla musica elettronica, ma è nata una forte scintilla. 
Sto ampliando i miei ascolti ed utilizzando sempre più strumenti legati a questo genere….li porteremo anche nei prossimi live! 

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