Le sardine e la sconfitta della politica

Chiariamolo fin da subito.

In Democrazia, quando la piazza si riempie è sempre bello.

Bello perché una piazza piena non è mai solo un’occupazione fisica, ma si porta dietro una voglia di partecipazione alla vita politica del proprio Paese, condizione necessaria affinché una Democrazia possa essere definita tale.

Dare un giudizio secco sul fenomeno delle “Sardine” risulta al momento tanto frettoloso quanto superficiale, per questo i pensieri espressi in queste righe potrebbero essere già superati durante la scrittura delle stesse. Credo però che i tempi siano già maturi per alcune considerazioni di carattere generale, in particolare sui rapporti tra questa nuova forza e la società civile, e tra quest’ultima e la politica dei partiti.

L’attività delle sardine nelle piazze di tutta Italia ha due grandi meriti: il primo è quello di smontare finalmente una parte della narrazione salviniana e prima ancora grillina degli ultimi anni secondo la quale tutto ciò che non è targato Lega o M5S rappresenta l’élite, il privilegio ed il radicalismo chic.

Adesso a riempire le piazze, e non “i salotti”, c’è anche un Popolo che in gran parte era fino ad ora rimasto silente e che non si riconosce nelle narrazioni giallo-verdi.

L’altro grande merito è quello di avere reso il fenomeno mediaticamente efficace anche tra le nuove generazioni, anche quelle dei Fridays for Future per intenderci, che da anni erano ormai sparite dalla vita politica e dal dibattito pubblico di questo Paese.

Certamente quella delle sardine è una Piazza molto eterogenea, tenuta insieme dal sacrosanto contrasto trasversale alla Lega di Matteo Salvini e forse da poco altro, con un popolo principalmente di Sinistra, una non ben definita idea di futuro e che ha scelto come inno “Bella Ciao”, canto popolare per noi talmente importante e significativo da temere a volte che venga chiamato in causa strumentalmente e “sprecato” per poco o nulla.

Che ci sia una certa superficialità è quindi più che normale ed anche giusto, non si può e non si deve pretendere che lo spontaneismo di piazza diventi un programma politico strutturato.  

La piazza può dare una forte spinta alla vita politica del Paese, può influenzare sui grandi temi, amplificare un messaggio o un disagio sociale, ma in una Democrazia rappresentativa, perlopiù parlamentare, non può sostituirsi ai partiti politici.   

Ed oggi, se c’è qualcuno a cui il concetto non è ancora chiaro questi sono proprio i partiti, i quali da tempo hanno smesso di analizzare la società ed elaborare anche una minima visione del futuro, tradendo quindi il loro ruolo, e che davanti a quelle folle fingono di non capire.

In particolare mi riferisco a tutti quei partiti “di sinistra”, che da anni per la maggior parte non riescono più a riempire di gente neanche una mansarda.

Condividono immagini delle piazze piene, cercano in qualsiasi modo di ingraziarsele, twittano e cantano “Bella Ciao” ma sanno bene che se quel popolo, che era il “loro” popolo, è lì e preferisce vestirsi da sardina è solamente perché non sono stati in grado di dargli in mano una bandiera in cui credere.

Pensano di recuperare qualche punto percentuale copiando gli slogan della piazza ed attaccando Matteo Salvini perché brutto e cattivo, abbandonandosi ad una improvvisazione inconcepibile per chi ha in mano un Paese.  

Fingono, ma sanno bene che quelle piazze sono la fotografia della loro sconfitta storica e che i larghi consensi conquistati da Salvini & CO in questi anni sono frutto di un disagio economico e sociale al quale essi hanno contribuito.

Non una improvvisa ondata di razzismo ed odio, ma il risultato di anni ed anni di incertezze e rancore accumulato.

Credono furbescamente di scaricare tutto sul nemico di turno Salvini per nascondere le loro mancanze e nefandezze, ma probabilmente non hanno ben capito che il gioco non può funzionare a lungo perché per moltissime “sardine” i nemici sono tanti altri.

I nemici sono chi ha smantellato il sistema scolastico, chi ha permesso di condannare un’intera generazione allo stagismo a vita, chi ha distrutto la sanità pubblica, chi adesso ipocritamente indossa la maschera green ma per anni ha potuto permettersi di violentare il nostro territorio indisturbato, magari dietro il ricatto del lavoro.

Il nemico è chi ha permesso la militarizzazione intensiva della nostra terra, chi ha cacciato le migliori menti all’estero, chi ha svuotato il Sud prima di speranza, poi di giovani.

Nemico è chi ha anteposto il profitto di un privato alla vita di intere famiglie.

In quelle piazze fermenta tutto questo, perciò a destra hanno paura di perdere il giocattolo ed a sinistra si cerca il modo di lisciargli il pelo.

Sanno bene che questo comodo gioco delle parti potrebbe presto finire se solo quella Piazza facesse il salto di qualità.

Emblematica è quella vignetta di “Cartoni Morti”, sottile e mai banale pagina satirica sui social, in cui una sardina “vera” dice a Nicola Zingaretti, Segretario del Partito Democratico, “Siamo tante, diverse, senza programmi politici, unite per contrastare Salvini”, ed egli entusiasta risponde: “Che coincidenza! Noi lo stesso, ma peggio”.

A volte una vignetta dice più di mille articoli.

      Alberto Lucifora

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