Pupi Avati al DFFF

Nella vita di un cinefilo poche cose contano davvero oltre ai film, una di queste è poter avere la possibilità di incontrare i genitori delle opere che tanto amiamo e che ci fanno stare letteralmente incollati a grande e piccolo schermo!!

Io questa possibilità l’ho avuto grazie al Donnafugata Film Festival che nella giornata del 18 agosto ha realizzato un mio piccolo sogno: incontrare uno di quei “genitori”, incontrare Pupi Avati, icona indiscussa del cinema italiano. Ansia e trepidazione increspavano la felicità del momento, dopotutto non capita tutti i giorni per uno sbarbatello casinista come me di poter stringere la mano ad una personalità così di spicco, in verità però vi dico quella mano l’ho stretta e sono felice di averlo fatto.

Durante l’intervista emerge sin da subito l’amore del regista verso il cinema di uno dei più grandi maestri italiani: Federico Fellini, del quale racconta anche un simpatico aneddoto in cui suggerì a Fellini di fare un film in segreto, per evitare il caos e la folla di persone che ogni volta si creava attorno al famoso regista, Fellini tuttavia fece notare che in qualunque posto andasse c’era sempre qualcuno che lo conoscesse, a dimostrazione di quanto amata e stimata fosse la figura di Fellini. Avati parla anche del suo rapporto con la tecnologia e dell’avvento del digitale a scapito della pellicola, evidenziando come ciò che è davvero importante in un film è avere una buona storia da raccontare e che con l’introduzione del digitale questo aspetto è sicuramente rimasto invariato, più volte ha inoltre sottolineato l’importanza del racconto e di come questo debba essere affiancato da un altrettanto valido studio dell’immagine, trovando nell’impatto visivo il giusto supporto, tale riflessione fornisce al regista l’occasione per esprimere una nota di critica verso la commedia italiana che molte volte dimentica l’importante uso della luce, senza sperimentarne le sfumature, parole di elogio, al contrario, su tal proposito per colleghi come Sorrentino e Garrone. All’ultima domanda sorta se mai si farà un film su Pupi Avati il regista ribadisce come tutti i suoi film abbiano un forte legame personale e di come essi siano già un film su di lui, aspetto ancora più intenso nel film “il signor diavolo”, in uscita il 22 agosto; film per il quale Pupi Avati ha ricevuto il premio Gesualdo Bufalino-enfant du paradis.

All’intervista è seguita la Masterclass, tenuta sempre dal regista bolognese, in uno dei tanti meravigliosi spazi del castello di Donnafugata, sulla quale posso solo dire una parola: entusiasmante! Rispetto alle altre masterclass a cui ho assistito in giro per l’Italia posso affermare che questa è stata la più autentica, perché se altre volte ho assistito a delle lezioni sul cinema, questa volta oltre a parlare di cinema ho conosciuto ancora di più l’Uomo Pupi Avati, fatto di emozioni, paure, ironia, racconti di tempi lontani a metà tra leggenda e realtà; insomma la notte del Donnafugata Film Festival è davvero stata una notte fantastica in cui non solo io ho avuto la possibilità di realizzare un piccolo sogno incontrando uno dei padri del cinema italiano, perché insieme a me il castello era pieno di tantissimi appassionati che hanno sicuramente vissuto la loro notte fantastica.

Il Donnafugata Film Festival è continuato dopo con le proiezioni di “Impiegati” di Pupi Avati con Claudio Botosso (presente anche lui durante la masterclass) e nel cortile con il film Blade Runner, il festival è sicuramente stato un successo di pubblico riuscendo a raccogliere e riunire tanti appassionati accorsi numerosi non solo durante l’ultima giornata ma anche durante gli altri giorni, in cui altri ospiti hanno regalato momenti magici.

A fine serata io rimetto la mia macchina fotografica nel mio borsone e avviandomi verso la macchina con il castello alle spalle penso già alla prossima edizione!

di Giovanni Sgarlata

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