Sarò sincero, la musica di sém e stènn non la capisco, francamente l’elettronica così spinta mi ha sempre respinto, eppure continuo a sentire da giorni e giorni i loro i pezzi, d’altro canto lo dicono anche loro in “18 Anni” “sto pezzo non lo capisci, così come gli altri dischi”.

Ed è effettivamente così, ma diamo sempre un’accezione negativa all’arte che non si capisce, sicuramente tutti avrete detto o sentito che l’arte contemporanea fa schifo perché non si capisce niente, ma è davvero così brutto non capire? O meglio: è davvero così necessario capire? Davvero è necessario avere la radiolina con la guida al Louvre per apprezzare la mona lisa? Ora, non credo che Sém&Sténn siano la mona lisa, quello che voglio dire è che io non riesco proprio a giudicare positivamente o negativamente la loro musica, o i loro testi, non li capisco, ma li ascolto, li ho imparati, e passo le giornate a canticchiarmi “dico ok vabbè”, ho in cuffia musica che forse dovrebbe essere ascoltata in una discoteca alle 4 di notte, luogo in cui mai metterei piede, eppure vi invito, soprattutto se siete anti-party come me, provate, mettete su anche solo “Ho pianto in discoteca” o “K.O.” e ditemi se non avrete voglia di riascoltarla e riascoltarla, e ditemi soprattutto se riuscite a capirci qualcosa, perché le sonorità che ci sono a volte non sono neanche musicali, sembrano suoni registrati e campionati in musica, non riesco a definire niente, ma mi piace.

Di Matteo Scarlata

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